casale cory  

 
  Skip Navigation LinksHome : curiosità : sant'agata  
   
 

SANT'AGATA

 

  Sant'Agata - Maestro del Cristo della domenica - 1460-70 - affresco staccato - Ponderano

La struttura di RC Eventi si colloca nelle adiecenze del complesso della chiesa di Sant'Agata in Casale, edificio religioso del XVI secolo.
Pochissime sono le notizie storiche relative alla chiesa antecedenti al XVI secolo.
Il diploma pontificio di Eugenio III del 1146 ricorda la “cappella” di S.Agata nel territorio della Pieve di S.Faustino.
Nella visita pastorale del 1543 essa appare trascurata mentre nel 1593 figura unita a quella di Stiolo.
Fu sempre dipendente del Plebanato di S.Faustino.
E’ notabile anche il complesso rurale a fronte della chiesa con ampio rustico e la struttura di un vecchio caseificio a pianta rettangolare.

La visita dell'edificio è possibile solo su appuntamento (tel: 0522 620203 o 0522 698708)

       
Aureo raffigurante Decio
 

La Storia Sant'Agata vergine e martire, patrona di Catania, figlia di nobili catanesi, visse tra il III e il IV secolo durante la dominazione romana del proconsole Quinziano e venne martirizzata durante le persecuzioni di Decio o Diocleziano, il suo nome compare nel Canone Romano da tempi antichissimi.
Agata nacque a Catania. Alcuni storici fanno risalire la sua data di nascita al 235, altri all'anno 230. Secondo la tradizione Agata si consacrò a Dio all'età di circa 15 anni, ma studi più approfonditi indicano come più probabile la maggiore età di 21: non prima di questa età, infatti, una ragazza poteva essere consacrata diaconessa, cosa che, da vari segni - la tunica bianca e il pallio rosso - pare che effettivamente Agata fosse; possiamo quindi a ragione immaginarla, più che come una ragazzina, piuttosto come una donna con ruolo attivo nella sua comunità cristiana: una diaconessa aveva infatti il compito, fra gli altri, di istruire i nuovi adepti alla fede cristiana (catechesi) e preparare i più giovani al battesimo alla prima comunione e alla cresima. Nell'anno a cavallo fra il 250 e il 251 il proconsole Quinziano, giunto alla sede di Catania anche con l'intento di far rispettare l'editto dell'imperatore Decio che chiedeva a tutti i cristiani di abiurare pubblicamente la loro fede, si invaghì della giovinetta e, saputo della consacrazione, le ordinò, senza successo, di ripudiare la sua fede e di adorare gli dei pagani. Ma più realisticamente si può immaginare un quadro più complesso: ovvero, dietro la condanna di Agata, la più esposta nella sua benestante famiglia, potrebbe esserci l'intento della confisca di tutti i loro beni. Al rifiuto deciso di Agata il proconsole la affidò per un mese ad una cortigiana di nome Afrodisia con lo scopo di corromperne i princìpi. Pare che costei qualche anno prima fosse ricorsa in giudizio presso lo stesso proconsole per impugnare il testamento della madre, dal quale veniva estromessa. Quinziano, data la pessima fama di cortigiana che la accompagnava, ritenne più opportuno non esporsi e le avrebbe consigliato privatamente, di ricorrere direttamente all'imperatore dell'epoca, Filippo l'Arabo. L'istanza di Afrodisia sarebbe tuttavia stata respinta.
Data la successiva richiesta del proconsole nella vicenda riguardante sant'Agata, è probabile che Afrodisia fosse una sacerdotessa di Venere, o di Cerere, e pertando dedita alla prostituzione sacra. Secondo la leggenda Afrodisia avrebbe avuto nove figlie (ma è più probabile che questo numero derivi da un errore di traduzione di un testo greco), che cercarono senza successo di condurre Agata all'abiura inducendola in più modi in tentazione. Rivelatosi inutile il tentativo di corromperne i princìpi Quinziano diede avvio ad un processo e convocò Agata al palazzo pretorio. Memorabili sono i dialoghi tra il proconsole e la santa che la tradizione conserva, dialoghi da cui si evince senza dubbio come Agata fosse edotta in dialettica e retorica. Breve fu il passaggio dal processo al carcere e alle violenze con l'intento di piegare la giovinetta. Inizialmente venne fustigata e sottoposta al violento strappo di una mammella, la tradizione indica che nella notte venne visitata da San Pietro che la rassicurò e ne risanò le ferite, infine venne sottoposta al supplizio dei carboni ardenti. La notte seguente l'ultima violenza, il 5 febbraio 251, Agata spirò nella sua cella. Le reliquie Le reliquie della Santa furono trafugate a Costantinopoli nel 1040 dal generale bizantino Giorgio Maniace.
Nel 1126 due soldati (forse francesi), Giliberto e Goselino, le rapirono per consegnarle al Vescovo Maurizio nel Castello di Aci. Il 17 agosto 1126, le reliquie rientrarono nel Duomo di Catania. Questi sacri resti sono oggi conservati in parte all'interno del prezioso busto in argento (parte del cranio, del torace e alcuni organi interni) e in parte dentro a teche riposte in un grande scrigno, anch'esso d'argento (braccia e mani, femori, gambe e piedi, la mammella e il Santo Velo). Altre reliquie della Santa, come ad esempio piccoli frammenti di velo e singole ossa, sono custodite in chiese e monasteri di varie città italiane e estere. Il velo Durante il martirio con i carboni ardenti si narra che una donna coprì con il suo velo la Santa: si tratta del cosiddetto velo di Sant’Agata. È di colore rosso cupo e, nel corso dei secoli, venne più volte portato in processione come estremo rimedio per fermare la lava dell'Etna: questa una delle leggende. Nei fatti il cosiddetto "velo" di colore rosso faceva parte del vestimento con cui Agata si presentò al giudizio, essendo questo, indossato su una tunica bianca, l'abito delle diaconesse consacrate a Dio. Un'altra leggenda vuole che il velo fosse bianco e diventasse rosso al contatto col fuoco della brace.