| |
Uno dei più
importanti ospedali per pellegrini che sorgevano fra Secchia
ed Enza lungo il corso della via Emilia era proprio quello
di Rubiera. Sorto all’incrocio fra la strada ed il fiume,
l’ospizio fronteggiava il passaggio continuo di pellegrini e
viandanti sulla via Emilia, ma anche lungo l’altro
importante asse viario che, correndo parallelo al corso
d’acqua, portava a Sassuolo ed a Frassinoro ed attraverso i
passi appenninici anche a Lucca ed a Roma.
Da Rubiera passavano in molti. Il più antico ospedale per
pellegrini, gestito da una piccola comunità di benedettini,
esisteva forse già nel 1179; sorgeva a ridosso del centro
abitato, in direzione del fiume, fuori dalla porta
orientale. In occasione però della “tagliata” imposta dal
Duca Alfonso I d’Este nel 1523, questa struttura venne
distrutta.
La nobile famiglia Sacrati, subentrata come patrocinatrice
dell’ospedale, ne curò la ricostruzione, su un terreno di
sua proprietà, a nord del paese, vicino al fiume e dove il
guado era più facile. Si progettò così un complesso
rinascimentale di grande impatto, prestigioso per la
committenza. I lavori iniziarono nel 1531, affidati
all’opera del maestro in architettura Gian Battista Ceretti
di Modena e dei maestri muratori Gaspare e Giovanni Pelli. I
lavori procedettero con alacrità tanto che nel 1537 cominciò
la costruzione della chiesa che venne affrescata nel 1543
con un ciclo di pitture e decorazioni da Benvenuto Tisi
detto il Garofalo, uno dei pittori più famosi della corte di
Ferrara.
L’Ospitale dedicato a S.Antonio era per l’epoca un edificio
enorme e innalzandosi nella pianura era visibile anche da
molto lontano. L’ospizio offriva l’ospitalità di una notte e
di un solo pasto ai pellegrini ed ai viandanti. Chi non
poteva fermarsi riceveva un po’ di pane o qualche capo di
vestiario. Per gli ammalati funzionava un’infermeria ed era
fornita anche l’assistenza religiosa. Importante era poi la
possibilità di attraversare il fiume, l’ospedale infatti
deteneva i diritti sul passaggio del Secchia che funzionava
giorno e notte e che garantiva gratuitamente solo ai poveri,
ai pellegrini e ai religiosi. L’ospitale elargiva in giorni
e periodi stabiliti elemosine che diventavano quotidiane in
tempi di carestia. L’ospitale seppur con alterne vicende,
mantenne la sua funzione fino al 1768 quando in duca di
Modena Francesco III soppresse tutti gli ospedali del suo
Stato. I Sacrati offesi se ne andarono e cominciò la
decadenza dell’edificio che venduto al conte Greppi di
Milano venne trasformato a fattoria, creando stalle,
abitazioni e magazzini.
Passata di mano in mano la Corte di Rubiera, così viene
chiamata, continuò a degradarsi, finché l’edificio venne
acquistato dal Comune di Rubiera che ne iniziò il restauro,
ora terminato, che restituisce alla comunità l’importante
complesso storico. I fabbricati, di eccezionale valore
monumentale, si articolano con un impianto quadrangolare
comprendendo il corpo principale, su due livelli, ed i
fabbricati di servizio. La facciata verso ponente mostra un
paramento murario in laterizio con sola ornamentazione del
cornicione in cotto di punta ed a martelletto. La chiesa è
ad una sola navata in volto a crociera a sesto ribassato ed
abside pentagonale. Vi rimangono ancora molte parti degli
affreschi del Garofalo anche se, per concessione della
contessa Margherita Opizzoni vedova Greppi, il modenese
Antonio Boccolari nell’ottobre del 1804 poté strappare dal
muro ben16 pezzi tra grandi e piccoli dell’opera del
pittore. La torre campanaria è bassa e massiccia, sostenuta
da quattro arcate a tutto sesto formanti un portico a volta
a crociera. Gli ambienti funzionali all’attività
dell’ospizio quali refettori e dormitori sono disposti
intorno all’ampio cortile centrale con porticato a crociera
sostenuto da 36 colonne. Sono ancora notabili i bellissimi e
vari semicapitelli in arenaria .Di fronte all’ingresso
principale si vede la snella torretta dell’orologio con una
campanella in vertice. I servizi di rimessa si affacciano
sul cortile di levante. Qui l’accesso è dominato da un
torrione con arco passante, caratterizzato da una cornice in
laterizio con motivi a dente di sega ed a martelletto. Il
complesso monumentale è ora sede di tre importanti
associazioni culturali:
La
Corte Ospitale, centro di
produzione, promozione, ricerca, museo e documentazione
teatrale; il
Parco
fluviale del fiume Secchia nato
per la gestione, la tutela e la riqualificazione del
territorio interessato dalle “casse di espansione del fiume
Secchia ” e dalla Riserva Naturale Orientata;
Linea di Confine progetto
culturale di rilevazione fotografica del territorio.
|
 |